La Russia si trova in una posizione geograficamente ambigua, da sempre nel solco tra occidente ed oriente. Non poteva che essere così anche dal punto di vista politico e sociale.

Il libro Un secolo di Russia, scritto da Lorenzo Gianotti e Nicola Lombardozzi, descrive la situazione geopolitica russa negli ultimi cent’anni, dalla rivoluzione d’Ottobre agli anni dello strapotere di Putin, passando attraverso l’URSS.

Ospite dell’evento del Salone del Libro è stato Andrej Lipskij, giornalista russo della testata Novaja Gazeta.

I relatori, dopo aver brevemente riassunto le tendenze geopolitiche della Russia dell’ultimo secolo, si sono soffermati sulla situazione degli anni Duemila.

Grande merito dell’intera conferenza è stato quello di non aver mai dato spazio a sterili ma diffusissimi stereotipi sul regime di Putin. Dalla caduta dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, questa nazione si è trovata orfana di una ideologia e declassata tra le potenze di secondo ordine. Ciò ha fatto sì che si creasse un vuoto post-ideologico, colmato ben presto dal personalismo di Vladimir Putin.

La dilagante corruzione presente nelle alte sfere del potere e la condotta autoritaria di Putin hanno portato alla crescita di un eterogeneo movimento di oppositori, una possibile nuova rivoluzione colorata. Tuttavia, quest’ultima si è ben presto sfaldata sotto i primi colpi della repressione per via della mancanza di una qualche ideologia propositiva al di fuori del motto “no corruzione”, eccezion fatta per il Partito Comunista Russo fedele alla linea.

La bieca e invisibile propaganda russofoba dei media occidentali, e in particolar modo di quelli statunitensi, ha portato i cittadini russi a ricompattarsi contro il nemico occidentale in nome del patriottismo russo. Non è dunque solo la propaganda di Mosca ad alimentare il nazionalismo, bensì anche l’avversione occidentale. La Russia è dunque circondata da una coltre di cattiva informazione favorevole e contraria difficile da diradare. Se da una parte i media russi nascondono le nefandezze del governo, dall’altra quelli occidentali le enfatizzano e distorcono nascondendo quelle degli avversari come hanno fatto per le sfilate neonaziste dei golpisti di Euromaydan. I giovani russi e ucraini disprezzano l’interventismo della NATO in Ucraina più che del corrispondente russo. Lombardozzi sollecitato da uno dei relatori afferma che, se fino al 2011 egli riteneva possibile uno sconvolgimento politico tale da rovesciare Putin, ora vede consolidata la sua posizione.

La morale dell’incontro? “Non smettere di creare ponti con la Russia”

Francesco Casari e Khalil Zantou, liceo Ariosto