Ore 22, uno scroscio di fragorosi applausi inonda la sala del Convento di San Francesco. Il pubblico è entusiasta. Si è appena concluso il reading teatrale della bravissima Maria Paiato della riduzione drammaturgica e mise en espace di  Stefano Massini sul libro “Creatura di Sabbia”. E’ l’avvincente e drammatica storia di Ahmed, ragazza  smentita davanti a se stessa da un destino impostole fin dalla nascita. Dopo sette figlie femmine, un padre disposto a tutto per non perdere l’eredità e l’onore,condanna il nascituro ad una vita prestabilita: un’ identità inventata, porterà il protagonista  ad  una serie di intrighi e metamorfosi con cui si relazionerà tramite un rapporto ossessivo a dispetto del suo corpo. Inizia così la storia rivelata dal narratore attraverso le sette porte della vita di Ahmed: dalla nascita all’ adolescenza,alla scoperta dell’ ambiguità e alla decisione del matrimonio con la cugina. I dubbi sul proprio essere, maturati durante l’angosciante rapporto, sfociano in un’ irreversibile chiarezza: l’assoluto desiderio di rimpossessarsi del suo vero corpo.

In un’atmosfera accogliente, di un palcoscenico spoglio ed essenziale,  accompagnato da tradizionali note arabe,  ha avuto inizio la rappresentazione teatrale interpretata da Maria Paiato. Grazie alla voce camaleontica dell’attrice, alla contrapposizione di immagini, melodie e luci e l’intervento di una sublime ma sconosciuta voce maschile, il pubblico si è immerso nel pieno del pathos della storia, cogliendo il dramma e le sofferenze del protagonista. Straordinaria l’esecuzione proposta tramite mutamenti di voce di una altrettanto  straordinaria interprete, che ha saputo rievocare la tematica affrontata nell’omonimo libro dello scrittore franco-marocchino, Tahar Ben Jelloun.

La sofisticata scelta musicale ha contribuito a ricostruire l’immagine di un mondo differente e lontano dal nostro;  alle spalle dell’ attrice suggestive immagini di volti dai lineamenti orientali, disegni di corpi mistici o lo scorrere di pensieri e citazioni.

Con il famoso aforisma “I giorni sono pietre, si ammassano le une sulle altre” , che precede la conclusione dell’ opera drammaturgica, si è posta l’attenzione sulla tragicità del mondo femminile, della sua considerazione e subordinazione assoluta nella realtà araba.

In un cielo scuro, emerge sullo sfondo, immersa tra le nuvole, la luce abbagliante della luna. E’ quella  stessa luna  onnisciente,  l’unica a conoscere e custodire il vero segreto della vita del nostro protagonista.

Alessio Biondi, Giovanna Buzzo, Sara Gurizzan, Silvia Pivetta, Mario Rigo, Liceo Grigoletti Pordenone