Alberto Angela, presentato da Giuseppe Culicchia, è il protagonista dell’incontro tenuto presso il teatro Argentina di Roma, nella serata conclusiva dell’edizione Vita Nova del Salone Internazionale del Libro.  

Il discorso è focalizzato sulla stretta interconnessione tra modernità, il presente, e passato. 

Il punto di partenza della riflessione è una metafora consistente nell’assimilazione della storia all’immagine di una sedia, su cui si posano quotidianamente dei giornali: gli ultimi posizionati appaiono fortemente scollegati dai primi pur essendo tutti inseriti nello stesso nucleo temporale. Angela sottolinea come certi avvenimenti della Roma antica abbiano influenzato la stessa conformazione fisica della sua versione moderna. L’incendio avvenuto nel 64 d.C., durante l’impero di Nerone, rappresenta un binomio: se da un lato ha devastato Roma e dato inizio alla persecuzione dei cristiani, dall’altro ha permesso la ricostruzione e ha posto le fondamenta per una rinnovata prospettiva. 

La Roma antica, in realtà, presenta molte più analogie con quella contemporanea di quante potremmo mai immaginare. 

Come oggi, anche allora, la città era molto trafficata, i cittadini romani furono addirittura costretti a introdurre una legge che permetteva ai carri di circolare unicamente nelle ore notturne per il rifornimento degli esercizi commerciali, una sorta di “ZTL”. L’inquinamento era un problema comunemente sentito: la qualità dell’aria era pessima per via delle polveri sottili emanate dalle combustioni, che avvenivano nelle botteghe e soprattutto delle terme. Queste ultime erano molto frequentate, i Romani attribuivano una grande importanza all’igiene, era addirittura stato studiato un elaborato sistema di raccolta di rifiuti, assimilabile alla nostra attuale raccolta differenziata.

Anche nell’antichità era sentito il bisogno di una comunicazione veloce ed efficiente: il sostituto della moderna messaggistica erano delle incisioni su tavolette di cera recapitate da schiavi da una parte all’altra delle città.

Alberto Angela aggiunge che come noi desidereremmo il ritmo lento che caratterizzava la vita del passato, così i cittadini romani avrebbero fortemente invidiato la nostra aspettativa di vita, di gran lunga superiore alla loro. 

Sembra impensabile, ma anche i bar possono rappresentare un punto di contatto con l’antica Roma. Naturalmente non si parla dei locali a cui siamo abituati oggi, se potessimo entrare in un antico “bar” romano non troveremmo caffè o tabacco. Le ordinazioni più richieste dell’epoca erano carne, vino e uova, per i più abbienti, e pietanze più semplici, come ricotte e alici, per la plebe. 

Lo “shopping” era già una pratica esistente, lo spazio prossimo al Circo Massimo serviva proprio da “centro commerciale” in cui la compravendita avveniva per baratto. Da Ovidio sappiamo che proprio in questo luogo avveniva la maggior parte degli incontri tra uomini e donne che, contrariamente a quanto accadeva nel Colosseo, potevano sedere vicini. 

Alberto Angela sottolinea infine quanto sia importante interpretare il presente alla luce di un passato da cui possiamo trarre preziosi insegnamenti: ci invita ad avere l’atteggiamento del viaggiatore che si pone verso culture diverse con rispetto e propensione a imparare.

Angela conclude affermando che i libri sono la principale fonte per la conoscenza, sono “navicelle” che veicolano il sapere. 

Per affrontare periodi di emergenza, come l’attuale pandemia, è necessario affidarsi agli insegnamenti del passato, perché il nostro agire è frutto della saggezza di tutte le epoche, siamo la risultante di tutte le generazioni passate.

 

 

Sara Rocchietti, Sara Ramello, Liceo Alfieri

Maria Guandalini, supertutor