Roberto Saviano, scrittore e giornalista italiano, dialoga in collegamento con lo scrittore Fabio Geda in questa prima mattinata di “Vita Nova” dedicata agli studenti di tutte le scuole. Il tema trattato è il divario tra il Nord e il Sud Italia dal punto di vista sociale, politico ed economico. Saviano descrive la speranza che accomuna i giovani del Sud, ispirandosi alla figura di  Diego Armando Maradona,  recentemente scomparso, visto come simbolo di speranza e punto di riferimento per chi cerca il proprio riscatto sociale senza voler uscire dalla propria terra.

Questo giocatore restò infatti sempre fedele alla squadra del Napoli e di conseguenza al Sud: non giocò mai nella Juve, contrastando così idealmente chi, per necessità economica, non vide altra prospettiva se non quella di trasferirsi al Nord. Saviano sottolinea infatti come sia l’economia (e di conseguenza le grandi multinazionali) a definire il Nord e il Sud del mondo: esempio chiarificatore è quello della Fiat, che assunse negli anni ’60 tanti giovani lavoratori del sud per svolgere lavori faticosi nelle sue fabbriche del nord, trasformando Torino in una delle più popolose città del Sud.

Similmente, anche le multinazionali cinesi sfruttano migliaia di operai, che si spostano dalle periferie del paese per esigenze lavorative. 

Questo fenomeno ha prodotto pregiudizi culturali complessi: ne è un esempio il termine “nordici” con cui definiamo coloro che abitano al Nord, mentre con il termine “sudici” definiamo sia coloro che abitano al Sud sia coloro che sono sporchi. 

Uno dei più gravi pregiudizi è che le regioni nordiche abbiano occupato e affamato il Sud, tanto che a Napoli il termine piemontese era utilizzato per indicare i carabinieri. D’altra parte è altrettanto comune la credenza che il Sud viva da parassita sulle spalle del Nord.

A questi luoghi comuni molti reagiscono, erroneamente, sottolineando i primati ottenuti dal Meridione, come la costruzione della prima ferrovia o del primo ponte sospeso.

Ma questi primati erano eccezioni, esperimenti che venivano concessi dalle istituzioni alle meravigliose menti delle regioni meridionali. Infatti non c’è stata più un’ evoluzione che permettesse di trasformare questi primati in strumenti di crescita e di benessere per l’intera comunità. 

Questo deriva anche dalla concezione diversa dello Stato: nel Settentrione il cittadino ha la possibilità di rapportarsi direttamente con esso in modo freddo e distaccato, mentre nel Mezzogiorno vige una cultura familiare, che prevede il piccolo nucleo familiare come filtro, dal quale ci si sente protetti. Il problema però non risiede nella cultura o nell’atteggiamento criminale dell’individuo, ma nel fatto che non ci sia altro modo per far ascoltare la propria voce.

E’ significativa la definizione di Stendhal e Goethe di Napoli: un misto selvaggio e disordinato di grazia e borghesia, in cui è presente una grande cultura. 

Anche Mozart scrisse, in elogio alla città: “Sto andando a Napoli, la mia vita cambia”.

Il divario tra Nord e Sud non è solo geografico, ma soprattutto economico e culturale, ma è necessario superare questa dicotomia per ragionare non più in termini opposti bensì con uno sguardo di riconciliazione.

 

Anzioso Gloria, Orzelleca Chiara – Liceo Classico Vittorio Alfieri