“Il Naufragio” di Alessandro Leogrande non è solamente un libro riguardante  una tragica pagina della storia del nostro paese, ma anche una lente di ingrandimento sul sistema giuridco e sulla burocrazia dello Stato italiano, che a differenza di quanto si possa credere non son privi di difetti. Il vicedirettore de “Lo Straniero”, rivista mensile di divulgazione artistica, culturale, scientifica e sociale, partendo dal naufragio della “Kater i Rades” ripercorre infatti fedelmente i passaggi giuridici e burocratici dietro questa tragedia e mette in luce l’enorme difficoltà della magistratura nel ricostruire la vicenda. A causa dibanali errori tecnici o di malfunzionamenti delle apparecchiature o di volontari insabbiamenti non riesce, a distanza di diciassette anni, ad avere una veritiera e chiara visione dell’accaduto.

Leogrande non si limita a riportare i fatti accaduti e inserisce nel libro le voci dei pochi sopravvissuti e dei parenti delle vittime, donando un tono drammatico quanto commovente al tutto. Parallelamente alla volontà dellaMarina italiana di imageinsabbiare l’accaduto e di superare il processo più velocemente possibile possiamo ascoltare le tristi parole di chi ha perso le persone amate e reclama giustizia per la loro morte. Il disinteresse dei colpevoli, nei quali rientra anche Namik Xhaferi, pilota dell’imbarcazione albanese, in contrasto al dolore delle vittime. Le conseguenze che si celano dietro i fatti vengono mostrate e vengono valorizzati i sentimenti delle vittime. L’autore va quindi oltre il semplice giornalismo e indaga nel profondo i lati più oscuri, che solitamente non emergono da giornali e interviste, di un fatto storico.

 

Tutto ciò espresso con un linguaggio raffinato e allo stesso tempo esplicativo. Nella sua ricercatezza lascia spazio alla comprensione da parte di ogni lettore. Nonostante l’uso di termini giuridici, nautici e burocratici di difficile comprensione se estranei a queste realtà, il libro e fruibile da gran parte dei lettori e molto scorrevole. L’uso della lingua risulta quindi armonioso e perfettamente in sintonia con la narrazione.

Bisogna però sottolineare come questo libro possa risultare noioso e molto difficile da leggere se non interessati all’argomento. Si concentra infatti solamente su un singolo fatto di cronaca e ne approfondisce ogni minimo dettaglio. Se non si è quindi consci di ciò che si leggerà o se la lettura viene imposta, risulta complesso arrivare fino all’ultima pagina e spesso si sente la necessità di saltare alcune parti, poichè troppo specifiche e poco interessanti.

Nel complesso è quindi un opera di grande valore giornalistico e che permette un’accurata riflessione su cosa si celi dietro il semplice fatto storico. Invita a ricercare e a conoscere le conseguenze da esso provocate e a non giudicare a priori basandosi su una singola versione dei fatti. Bisogna considerare le emozioni delle vittime, perchè spesso son proprio quelle a far capire l’importanza di un fatto. Solamente comprendendo il loro dolore ci si rende conto che si deve sempre lottare per la verità e la giustizia, e Alessandro Leogrande lo dimostra perfettamente con questo libro.

Edoardo Babbini, liceo Gioberti