“E’ una gran confusione, ma è il modo più adatto per rigenerare quell’impresa”. Così l’economista,
e docente universitario, Paolo Venturi ritiene di poter salvare un’impresa in crisi, trasformandola in
ciò che, per gli addetti ai lavori, si chiama un’impresa ibrida.
Questo intervento, mediato da Paolo Tommasini, richiedeva un buon livello di preparazione in
ambito economico-sociale: bisognava essere a conoscenza di un buon numero di termini legati al
suddetto settore e di ciò che va a costituire le fondamenta di un’impresa ed i suoi elementi
caratterizzanti..
Particolarmente interessante è stata quindi la definizione stessa di imprese ibride, ossia, aziende
volte non soltanto a un profitto di dimensione economica, ma anche sociale, aventi come obiettivo
quello di soddisfare i bisogni della società e ricavarne al tempo stesso un profitto.
Stupefacente il fatto che l’Italia sia la prima nazione in Europa ad occuparsi di tali aziende dal
punto di vista legislativo, determinando l’obbligo, per le imprese profit, di generare un impatto
sociale. In questo modo si viene a creare una dimensione ibrida: un “paradigma che ha il fine di
produrre valore”.

Filippo Beccherle, Chiara Forner.