Scuote la testa mentre Nino sparisce dietro l’angolo. E nemmeno si accorge della mole compatta di un cane bianco che le si avvicina. Forse è un pitbull, forse un molosso. Comunque,
un essere dall’aria per nulla amichevole. La bestia si mette a latrare. Petra sobbalza, fa un salto indietro. Pensa subito a Bella che perlustra le aiuole impregnate di odori animaleschi.
L’ammasso di muscoli e denti ringhia. Il tizio che lo tiene al guinzaglio ha l’aria antipatica. Alto, palestrato, capelli corti, pantaloni di taglio sportivo, maglietta scura con un marchio di moda ben in vista, non muove un mignolo per tranquillizzare il suo animale. Anzi, sembra divertito dalla scena. Guarda con aria di sfida quella biondina che sbianca in faccia e non sa dove scappare. Non l’ha mai vista da quelle parti. Il pitbull sbava e tira subito col guinzaglio, puntando il suo muso tozzo e arrabbiato verso Bella, che ignara raspa beata nell’erba.
Il tizio appena arrivato si lascia tirare dalla sua belva. Bella alza il muso, drizza le orecchie, si mette anche lei a ringhiare.
«Bella!», urla a quel punto Petra, guardando il vecchio che ronfa e che non può esserle di nessun aiuto. «Vieni qua, andiamo.»
La cagna storce la testa e guarda Petra di traverso. È l’unica persona su cui può fare affidamento in quell’istante. Il pitbull ormai è a poche decine di centimetri da lei, minaccioso, la bava che cola ai lati del muso, le quattro zampe tozze e forti che si puntano nel terreno.
«Scusa, ma non puoi tirarlo via, il tuo cane?», chiede Petra ingenua al ragazzo tutto bicipiti.
«Ma che vuoi tu, mocciosa, qualcuno ti ha chiesto qualcosa?», ride quello, provocatorio.
«Non vedi che il mio cane ha paura? È piccola, non fa male a nessuno. Puoi tenere il tuo un po’ più lontano?»
«Quello non è il “tuo” cane», replica il bullo. «Quello è il cane del puzzone.»
«Di chi?»
«Il puzzone… quel barbone che gira in zona. È sempre da queste parti ultimamente. Li sto curando, il vecchio e questo schifo di cane.»
«Schifo di cane lo dici a qualcun altro», avanza Petra, le mani sui fianchi, l’espressione tirata. «Bella, vieni, andiamo.»
La cagna la guarda interrogativa, il pitbull le dà una prima zampata. Il bullo sorride, gli piace vedere il suo cane in azione. Bella schizza in braccio a Petra con un salto. «Brava», l’accarezza. «Vieni, che andiamo via.» Corre in direzione dell’edicola, dove c’è gente.
Il rompiscatole rimane lì ancora qualche minuto, a studiare la situazione, prima di lasciare il campo. L’aria di sfida, come se volesse dimostrare di essere il più forte. Quella specied i mostro ringhioso scalpita, tira al guinzaglio. Avrebbe volentieri addentato un polpaccio alla ragazzina o la pancia di quel bastardino.
Bella e Gustavo, di Zita Dazzi, Il castoro, p. 59_61