“Abbecedario di un pianista” è l’ultimo spartito composto da Alfred Brendel,  divenuto fonte di lettura e discussione al “Salone Internazionale del Libro” di Torino. Ma è uno spartito diverso rispetto alle altre composizioni del celebre pianista austriaco. Le note infatti non sono quei segni incomprensibili agli estranei del mondo della musica, ma parole chiare e semplici, da tutti leggibili e apprezzabili.

Il musicologo e critico musicale italiano, attualmente docente di storia della musica al conservatorio di Torino, Giorgio Pestelli nella sua introduzione definisce il lavoro di Brendel un libro incantevole, in grado di riconciliare l’esistenza. Un libro che si divide in parti, a tratti saggistiche, fruibili da tutti e in momenti di puro nozionismo tecnico verso pianisti ed esperti conoscitori della materia trattata.  A causa della leggerezza tipica dell’intellettualismo di Brendel, così più volte definito da Pestelli durante l’incontro, il libro può sembrare erroneamente semplice, ma è rileggendolo più volte  che si riesce ad arrivare alla sua vera essenza.

Terminata la breve quanto necessaria introduzione al libro, l’incontro si è spostato sulla lettura di alcuni passi dell’abbecedario. Le parole scelte per la lettura pubblica sono “Inizio”, “Dolce”, “Amore”, “Pianoforte”, “Programma” e “Umorismo”. Ponendosi il libro già in origine l’obiettivo di spiegare le parole scelte da Brendel, non c’è stata alcuna spiegazione aggiuntiva per chiarire maggiormente i pensieri del pianista. Sono però emersi alcuni concetti chiave come la metamorfosi del pianoforte, per sottolineare la sua natura universale che gli permette di essere tutto ciò che vuole, e la necessità di un umorismo musicale per rendere la musica maggiormente apprezzabile. Si può quindi dire che, proprio come la musica classica, questo libro debba essere interpretato dai singoli ed è quindi impossibile rilegarlo ad un genere specifico.

Per concludere bisogna però dire che nonostante la sua scorrevolezza alcuni passi possano risultare incomprensibili se non sufficientemente esperti in materia musicale, e che quindi la lettura integrale di “Abbecedario di un pianista” richieda spesso un ascolto di intere sinfonie o ricerche molto tecniche sugli strumenti in questione.

Edoardo Babbini, liceo Gioberti